In Italia, la prima proposta legislativa che prevedeva l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, risale al 1975. Da allora nulla si è mosso, almeno in senso legislativo. Nessuna normativa è ancora stata promulgata. Ci si è limitati, nel corso degli anni e delle diverse legislature, a dare “orientamenti” educativi in merito, lasciando l’iniziativa ad ogni singolo istituto.
Educazione e sessualità sembrano essere, ancora oggi, parole che non vanno di pari passo verso una definizione comune del significato. A chi spetta educare alla sessualità? Alla famiglia, alla scuola, ai mezzi di comunicazione di massa (internet in primis)? Educare alla sessualità e informazione sessuale sono la stessa cosa? È sufficiente pensare che l’obiettivo di una tale progettualità educativa sia l’evitamento di gravidanze indesiderate o di malattie sessualmente trasmissibili?
Si offre affiancamento a genitori, insegnanti, educatori nella progettazione e realizzazione di interventi e percorsi di educazione alla sessualità, per costruire insieme risposte coerenti e precise alle domande, che da sempre portano bambini, ragazzi, adolescenti e giovani a interrogarsi sui grandi “misteri” della vita. Già, “misteri”, perché educare alla sessualità altro non significa che educare al mistero della vita. È un mistero l’innamoramento, è un mistero il piacere, è un mistero la nascita di un figlio.
Benché oggi, quasi tutto sia spiegabile dalla scienza, gli adolescenti che quotidianamente incontriamo, in consulenza, a scuola, nei gruppi parrocchiali, ci chiedono di parlare delle emozioni che si provano quando batte forte il cuore, di cosa accade quando ci si innamora, di come si fa a distinguere l’attrazione dall’amore e quest’ultimo dall’amicizia. Ci chiedono cioè di svelare loro il “mistero” delle relazioni tra i sessi.